Barbare “SIAMO QUI PER CAPIRE, FORSE PER GUARIRE”



Fattore K vi propone una storia particolare, su come cambia la vita dopo una diagnosi… buona lettura e grazie Barbare di averci offerto la tua storia!

Ciao, il mio nome poco importa sono uno o una delle tante. Sono forse bionda o mora, alta o bassa, sono comune come è comune la vita e lo è ancora di più la malattia.

Sono una persona, questo è già un elemento importante, come tante ma che, a differenza di molte, è stata allo stesso tempo coccolata
dalla vita per certi versi, e messa a dura prova per altri.

Ho avuto quasi tutto ciò che si possa desiderare o la maggior parte ( aspetto ancora lo yacht e la villa ad Arcore, ma non sono una prostituta quindi mi sa che tocca aspettare ) .

Una vita stimolante, studi brillanti viaggi ovunque … davvero ovunque! Tutto ciò era normalità per me: salire su un aereo fermarmi a Miami per mangiare con un’amica e riprendere il volo per Tokyo. Forse avrei preferito viaggiare di più in business … ma quello è arrivato col tempo.

Era tutto il preludio di una vita perfetta, stimolante, anche un po’ glamour se vogliamo! Mi lasciavo trasportare dalle onde tiepide della vita.

Un giorno, tra un viaggio e l’altro, vedo che ho sempre più difficoltà ad alzarmi al mattino. Ho uno stato di fatica cronica. Sembra come se il mio corpo lanciasse un campanello d’allarme. Ero senza forze e soprattutto non sapevo cosa fosse e cosa stesse succedendo alla mia perfetta vita.

Comincio le analisi, i controlli, medici di qua e medici di la come se piovessero. Nessuno capisce nulla, diagnosi che volano, ecografie anche all’alluce del piede perché non si sa mai.

In questi casi ci si rende conto che l’umanità di cui siamo fatti scompare e diventiamo tanti topolini bianchi . Per la serie il magico mondo di Fievel ….

Non sei più la donna stratosferica o la manager in carriera ma un sacco di organi, ossa, e forse muscoli … Abituati ad essere venerati, ci si ritrova nella versione lussuosa di ER …. ma senza quella sfilza di manzi in età da riproduzione che ha fatto la fortuna della serie.

Ma ci si accontenta, in fondo siamo lì per capire e forse ( non sempre è così ) per guarire.

Quindi metto i miei occhiali Prada, un filo di rossetto prima di fare la TAC (che non sia mai la mia foto esca male) e continuo a spazientirmi sul divanetto Frau della sala d’attesa. In fondo, concedetemi di essere insopportabile e un filo acida …

Dopo Tac, risonanze, esami nessuno capisce nulla di cosa succede.

Nonostante il mio sangue freddo che mi ha aiutato in svariate situazioni di lavoro, comincio seriamente a farmela nelle mutande. E oggi porto il perizoma… la cosa non mi viene in aiuto …. e neanche il pantalone bianco…

(Barbare continuerà a raccontarci le evoluzioni della sua malattia……)