Libel Seva “SEÑORA, ESCA DE KASA!”

Sala prelievo dedicata a pazienti oncologici: entro e saluto l’infermiera, una bella signora sudamericana di mezza età di nome Esmeralda, dal capello cotonato nerissimo, un grande sorriso e il portamento fiero. Una vera protagonista delle telenovelas di una volta!

Mi siedo, e mi sottopongo all’ennesimo rituale da emocromo. L’infermiera esegue tutto in modo professionale, e poi… il colpo di scena!

Esmeralda mi prende le mani, sorride, mi guarda negli occhi con grande trasporto. Sono spaesata. Dopo alcuni momenti di silenzio, sento la sua voce calda ispanica che mi dice quella che potrebbe essere la perfetta battuta da telenovelas:
“Señora, esca de casa! “
Come? Cosa?
Si, lei non deve stare a casa. Deve uscire, andare fuori, in giro, al parco, all’aperto, per negozi, al cinema! Anche se è stanchissima, anche se non le va. Ma deve uscire di casa”
Parole più o meno simili mi erano state dette da una carissima amica pochi giorni prima, mi colpisce la coincidenza. Esmeralda continua:
E poi le servono le amiche. Ma non con le amiche vicine, quelle sorelle. Stia con amiche che magari non avrebbe mai frequentato, ci esca, ci parli, faccia cose con loro”.

Scoppio a piangere, le do ragione, ha colto nel segno. Mi sento confortata dalla sua presenza e dal suo calore latino, la ringrazio per avermi ricordato il bisogno di passatempi e momenti piacevoli.

Mi alzo e cammino a fatica, è stato un colpo forte da assorbire. Esco dalla sala prelievi piangendo a dirotto, non curante della folla in attesa che mi guarda e poi si apre in stile “Mar Rosso”, per farmi passare.
Tutto come nelle migliori telenovelas!

Come tornare alla realtà? Ci pensa il marito lombardo, che mi vede e, con uno sguardo di rimprovero, commenta “Adesso che c’è?”. Io scoppio a ridere.. e inizio a parlargli di Esmeralda.

Quella donna ha colpito nel segno: “Señora, esca de casa” vuol dire “Smetti di vivere mettendo al centro del mondo il Fattore K“. Perché la malattia è totalizzante, ti colloca in una sorta di acquario dove tutto viene letto alla luce di analisi, test, reazioni, effetti collaterali, segni e sintomi del corpo. Dove dominano sensazioni di ansia, timore, dubbio, rabbia.

Con un K come il Gist, questo è diventato il mio scenario di vita: una chemio orale da prendere tutti i giorni, analisi del sangue a scadenza minimo trimestrale, TAC a intervalli (brevi) regolari. E la testa prende il messaggio: tutte le energie lì! Gli altri aspetti della vita vengono messi fuori, al massimo posso vederli attraverso una finestra velata da gocce di pioggia.

Senza rendermene conto, vivo un giorno scandito da meditazioni per la guarigione, da libri di riflessione sull’atteggiamento nella malattia. Poi continua osservazione del corpo, della mia pancia… E la vita dove sta? E le cose che amo? E gli hobby? E la mia innata voglia di giocare e scherzare? E le belle passeggiate al parco? E i nostri pranzetti nei ristoranti che amiamo? E le amiche?

Señora , esca de casa!”

Devo uscire dal Fattore K, devo riprendere spazi di vita altra. Non è facile, è come aprire un piccolo varco in una parete di roccia, è come aprire una finestra che ha una struttura fissa. Adesso devo tirare fuori forza dalla mia vita, ma posso farlo, posso attingere alla parte sana e vitale di me. E in questo modo posso aggiungere cose alla mia vita. Forse non toglierò l’ansia e la paura ma…. potrò diluirla.. creando un cocktail ben più interessante!

Esmeralda, tolta al mondo delle telenovelas per dedicarsi a un compito ben più importante…. come quello di farmi uscire da un copione triste e aiutarmi a vivere meglio questa fase!

1 pensiero su “Libel Seva “SEÑORA, ESCA DE KASA!”

  1. Grande… Anzi grandissima! Apri la porta e continua a scrivere! Sono veramente commossa e…. Avendo fatto io un percorso di yoga in India… Da diversi anni…. So quanto è difficile accettare il cambiamento. E poi riuscire a capire il significato di tante cose…. Magari un giorno ci verrà voglia di scriverci più approfonditamente. Andiamo avanti! Tu però di più… Che sei una ragazzine, 😍

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