Vally: “LA PORTA DEL RICORDO”

Quando non sono in giro per il sistema solare, faccio base in un piccolo borgo sulle colline che incoronano un lago vulcanico. In questo piccolo paese si trova una bella, anzi splendida profumeria dove si respira aria di altri tempi: probabilmente in epoca ante Amazon qui ci si veniva anche da altri paesi limitrofi, quasi in pellegrinaggio, per i regali delle occasioni speciali. Fosse per me, le botteghe di profumi come questa  non sarebbero si state inventate: la cosmetica non é la scienza del mio universo femminile.

Le vetrine di questa profumeria, pur non interessandomi direttamente sono state comunque capaci di catturare più volte la mia attenzione per la loro bellezza. Ma oggi è diverso: sto per varcare queste colonne d’Ercole per levarmi di torno un impiccio chiamato “ regalo-di-compleanno-a-persona-vanitosa”.

Entro.

All’interno del negozio, nessuno. E quando dico nessuno, è nessuno.

Nessun cliente, nessuna commessa pronta ad attaccarmi alla gola ancora sulla porta del negozio,  che é persino spalancata con tutto a portata di ladro, pardon, di mano!

Ma qui dentro siamo indietro nel tempo…o forse molto avanti.

Mi aggiro in silenzio tra gli scaffali, ricolmi di oggetti dal gusto retrò, cosmetici di pregio, niente “modernità” dozzinali da centro commerciale.

“Buonasera” il saluto della ipotetica proprietaria sopraggiunta alle mie spalle, rompe il silenzio di cui sopra.

“Oh salve..” faccio io, un pò presa alla sprovvista per la materializzazione improvvisa.

La profumiera è ancora di una bellezza intensa appena immalinconita dai temporali  della vita, e mi sorride appena, stringendo la mano ad un probabile nipotino che mi scruta come fossi un’ aliena.

“Ehi ciao!” faccio al giovane rampollo che per tutta risposta si ritrae intimidito dietro le gonne profumiere .

“Ecco..” dico “dovrei fare un regalo e non saprei cosa…”  Mi blocco. Il mio sguardo è catturato qualcosa che brilla, e parecchio.

Una piccola vetrina, tenuta un pò in disparte, mostra quella che sembra essere alta bigiotteria.  Alla vista dei cartellini dei prezzi girati, manifesto immediatamente i sintomi di una pericolosissima  malattia: la sindrome di Bancomat. Ne sono affetta da tempo immemore, e nove volte su dieci il cartellino del prezzo girato scatena un attacco di accaparramento compulsivo del bene.

La profumiera mi parla.

“Li ha fatti mio marito, orafo di professione” aggiunge calma e tranquilla senza precipitarsi a mostrare i gioielli.

“Splendidi..” faccio io.

Per la prima volta dall’arrivo del Fattore Kappa, ho voglia di comprarmi qualcosa. Il primo tangibile segno di ripresa emotiva è stato proprio questo mio desiderio: per tanto tempo ho inconsciamente acquistato cose che potevano servirmi solo nell’ immediato.

“Belli. Belli davvero..!” rincaro la dose, nella speranza che la profumiera apra la  benedetta vetrina.

“Questi pezzi sono l’ultimo ricordo che ho di lui” seguita, e la sua voce da composta che è si vela appena di tristezza. La vetrina rimane chiusa, il tempo sembra essersi fermato e… io non riesco ancora a sbirciare il prezzo di questi cavolo di cartellini!

Ma la profumiera prosegue:

“Siamo vissuti insieme per cinquantuno anni: è stato il mio primo ed unico fidanzato.. abbiamo costruito tutto insieme: il lavoro, la famiglia, tutto. Ci siamo sempre amati tanto, senza dubbi e ripensamenti. Adesso che non c’è più, io sono morta con lui è questo posto è la porta del ricordo di una vita finita.” Il suo sguardo va altrove,  forse per nascondere qualche lacrima di troppo.

Rimango in silenzio, non voglio arginare il fiume delle sue parole.

“Eppure, sapesse, io qualche volta lo sento in casa. È morto di colpo, non ero preparata. Lui mi ha sempre protetto, eravamo una cosa sola. Negli ultimi tempi stava lavorando a questa serie di gioielli, per tenere alto il nome del negozio. Appena completati, è morto di cuore. Non volevo venderli. Poi, poco tempo fa, ho deciso di metterli in vetrina: ho sognato mio marito che diceva di darli via, perché lui li aveva realizzati per quello scopo, ed era un peccato  non farlo, ed ogni ogni mattino quando apro la porta del negozio mi ricordo di queste sue parole ..ma io ho tanta pena dentro, tanta pena lo stesso .”

Mi sento persa nel paesaggio di desolata solitudine che c’è nello sguardo di questa donna e lascio che sia il cuore ad orientare le mie parole.

“cara Signora” dico “Ha avuto il privilegio di vivere accanto ad una persona speciale evitando tante inutili sofferenze e, se ben vedo, il frutto di tanto amore si può toccare con mano. Non sia triste: se suo marito la vedesse così, sarebbe doppiamente addolorato. Beh, le confesso una cosa: anche io sono sentita spenta per troppo tempo, questa è la prima volta che desidero per me qualcosa di bello dopo tanta sofferenza: non credo che il nostro incontro oggi sia casuale; a ben pensarci l’ultima cosa creata in vita da suo marito  va a chi , alla vita in un certo qual modo torna”.

Sono uscita da quel negozio con due pacchetti per me.

Non sono più tornata.

……E mi sono scordata di comprare il  maledetto regalo, azzzz!!

Continua (anche  ho speso ‘na fortuna, almeno è valso il post di oggi).

NB.: Quel che riporto in seguito sono le parole di Libel, che ho visto sbucare  a fondo testo mentre scrivevo sul nostro file on line.

[Liebel]: “Lo sto leggendo in diretta, mi sono commossa.. e non sono riuscita a staccare gli occhi dalle tue parole che apparivano… (non è un fantasma che scrive, sono Libel!)

[ Vally]: “Eh, allora, niente revisione del testo, buona la prima?”

[Libel] : “BUONA???? Stupenda!!”

[Vally]: “Ti lovvo, amica, la parola è orribilmente pacchiana, ma rende bene l’idea”.[Libel ]: “Rende alla grandissima!!”

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