Vally “MORIRE PER RINASCERE”.

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Sto sopravvivendo ad  un periodo in cui ogni certezza è  annientata.  La cosa più saggia  che mi viene in mente è  sdraiarmi a prendere il sole sui binari, nell’attesa che il treno passi. Ho  la fortuna di vivere in  un tempo di pace, ma guardandomi dentro vedo macerie ovunque. E’ il mio corpo ad essere in guerra: contro la mia anima , contro la malattia che mi sta portando da tutt’altra parte, contro tutto.

Mi guardo allo specchio e mi riconosco poco. Non ho più quella spinta energica interiore, quella sorta di turbopropuslore nucleare che mi permetteva di vivere 26 ore su 24. Mi sento come la centrale di Chernobyl dopo che le hanno spento il nucleo: diroccata  e tetra come lei. 

Ho il grande vantaggio di non avere più riferimenti scomodi della vita che fu, salvo i quattordici tailleur grigi  nell’ armadio, che erano la mia divisa  da combattimento.  Mi dico “ Tornerò !…?”.  Francamente non so se avrò più la forza di volare  di riunione in riunione come un’ ape operaia, il mio pungiglione si è un pò spuntato, almeno per adesso.

Mi sono rintanata nell’ ombra come un’ animale ferito a morte, non desiderando  spettatori  accorati per questo desolante spettacolo. Ho imparato ben presto che  la malattia delle  persone “forti” spaventa e rattrista gli altri più di quella di un “debole” nelle stesse identiche condizioni.

Nascondo allo sguardo del mondo  una guerra interiore che si combatte senza esclusione di colpi: agli altri sembra “un momento di stress pazzesco, non ti ho mai vista così.. certo che questa maledetta influenza  che non ti molla da mesi ti ha ridotto proprio uno straccio ”

Già. 

Eppure qualcosa, tra le pieghe di questo straccio, è rimasto impigliato. Ed è da questo rimasuglio di me che devo ripartire.

Oggi è il momento migliore per salire sulla vetta  della mia anima, sedermi lassù  e guardare  con occhi nuovi il panorama sottostate.

E’ giunto il tempo di riconoscere  serenamente i tanti errori commessi in  questi anni, finalmente lontano da persone e situazioni succhiasangue.  

Ora posso costruire  finalmente la vita che vorrei, o non mi  chiamo più Vally.

Devo abbattere sovrastrutture più  tossiche di una frittura di olio di palma, per potermi finalmente domandare : “ Vally sei VERAMENTE felice per quello che hai fatto fino adesso? Stai vivendo il tuo tempo con chi e come vorresti?”. 

La risposta  non ha tardato ad arrivare:

NO, non completamente.”

 E così ho iniziato a modificare la struttura molecolare del mio vivere.

Ho scelto di rimanere sola, perché il  cuore potesse dialogare  coi  miei silenzi senza altri rumori di fondo.

Ho chiuso, recuperato ed aperto nuove amicizie.

Ho cominciato a vivere il senso del dovere con maggiore distacco,  anteponendo le persone  agli obiettivi.

Ho dato un peso diverso alle altrui aspettative.

Ho ascoltato ed assecondato i segnali del mio corpo.

Tutti questi passi sono stati difficili  ma necessari perché andassi  a riprendermi ciò che avevo smarrito: me stessa. 

Non mi sono ancora completamente trovata, ma ci sto lavorando: ho ancora  un sacco di zavorre inutili di cui dovermi liberare, per poter finalmente spiegare le ali.

E volare.

 ( Continua)

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