Vally “LA LUCE NEL BUIO PIÙ TOTALE”

Oggi si é corsa la maratona di Roma, uno spettacolo che mi emoziona sempre e mi riporta indietro nel tempo, visto che un quarto della mia vita l’ho passato correndo.

Vedo i maratoneti e mi ricordo di una in particolare, di cui vi racconterò qualcosa.

Incontro, ormai qualche anno fa, negli spogliatoi dello stadio una ragazza  che faceva battute a raffica con le altre presenti, scatenandone le risate. Non la conosco ma lei mi saluta subito come fossimo amiche.  In effetti senza poterlo sapere abbiamo già due cose in comune: ci chiamiamo con lo stesso nome ed siamo nate nello stesso anno. Lo scopriamo leggendo la lista iscrizioni della gara cui dobbiamo  di lì a poco partecipare: due Valerie per una gara in pista nota in gergo come “milleccinque ” (Sì, tutto attaccato e con due “c” perché sèmo romani de Roma!).

Questi 1500 mt piani  potrebbero benissimo essere l’emblema di come affronto gli ostacoli della vita: l’ avversario lo batto solo se doso le forze , studiandolo  senza sbagliarmi in pochissimo tempo. Dovrò superarlo solo al momento giusto e poi correre sempre più forte, correre e lasciarmi tutto dietro, perché il traguardo lo si conquista solo puntando avanti e credendoci fino in fondo.

Ma torniamo allo stadio, dove Valeria & Valeria  decidono, scoperte le coincidenze, di fare riscaldamento  pre gara insieme.

Mentre stiamo scaldando i muscoli,  Valeria continua a chiacchierare: il suo animo rimane sereno e rilassato nonostante la gara imminente. In questo, ahimè, siamo diverse, visto che io mi sono silenziata in cerca della giusta concentrazione .

Da quel “milleccinque” in poi ci incontriamo a tutte le gare e lei diviene per  me “Valeria C., quella simpatica che ride ed ha sempre la battuta pronta”.

La sua innata positività la portava sempre al traguardo, anche nelle condizioni di gara più ostiche. Difficile non ammirare tanta forza di animo, che non l’abbandonava nemmeno al 41 esimo chilometro della più dura maratona, dove vedendoti fra il pubblico, aveva le energie per sorriderti e mandarti un bacio.

Questo è quello che ha fatto vedendomi tra il pubblico di una edizione della maratona di Roma annaffiata da un diluvio universale che non ha risparmiato i corridori.

Una maratoneta che si comporta così è una persona che sa vedere la luce anche nel buio più totale .

Poco dopo questo accaduto, inizia la mia gara contro il Fattoe Kappa , che mi porterà lontano dalla corsa e dalla vita di sempre. Ogni tanto, durante la malattia, la malinconia mi sommerge e penso a lei, alla sua spensieratezza e possibilità di  che ha di poter correre ancora per tanto, tantissimo tempo. Io vivo ora in un buco nero, in un buio che tutto risucchia, sentendo che il futuro appartiene ad altri, non a me.

Ma non ero l’ unica Valeria in gara contro il Fattore Kappa. La maratoneta dalla battuta sempre pronta n’è andata una mattina d’ estate, nel conforto della fede e dall’ amore dei suoi cari. Circa undici mesi dopo diagnosi di un maledetto cancro al pancreas che ce l’ha portata troppo presto per giunta senza chiederci il permesso.

Mi sono sentita un verme, alla notizia. Il cuore mi si è stretto contemporaneamente per tristezza e rabbia: ero io che -secondo i miei calcoli – sarei dovuta morire prima, non lei.

Realizzo tristemente che non potrò più abbracciarla. Il suo cronometro si è bloccato sul tempo finale mentre io continuo a sprecare giorni in attesa del peggio.   Da quel preciso momento in poi mi impongo di non buttare un solo giorno in pasto all’ attesa di brutte notizie. O per lo meno di provarci. Tutte le volte che riesco nel mio intento, la risata contagiosa della mia amica Valeria viene a trovarmi.

Grazie Valeria per il tuo bel ricordo che custodisco dolcemente nel cuore, so che ora stai correndo lassù fra le nuvole, finalmente veloce come tanto desideravi..

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