Vally “NON TUTTI HANNO LA FORZA DI DANZARE SOTTO LA PIOGGIA.”

 

Avere a che fare col Fattore Kappa ti obbliga ad un’ evoluzione imprevedibile e veloce, come quel mucchio di cellule  impazzite decise a cambiare il corso della tua vita. Nemmeno il tempo di chiederemi “ perché? ”e “che ho fatto per meritarmelo?”   che sono atterrata di faccia sul Pianeta Kappa. Stordita per la botta ed al contempo consapevole che nulla sarebbe stato come prima.

 

Sono partita per questa nuova dimensione alla velocità di un missile terra aria, senza aver  avuto il tempo di prendere uno spazzolino e le mutande di ricambio. Già …il tempo: la prima cosa che il cancro ha ridisegnato a suo piacimento è stato proprio il tempo.

 

Mi sono resa conto che i miei progetti, i miei sogni, ed un mucchio di altre minchiate potevano rimanere irrealizzati. Le prospettive si sono paurosamente  ristrette, mentre le giornate si sono orribilmente dilatate aspettando che le risposte più importanti della mia vita arrivassero per mail.

 

Dal Pianeta Kappa ho aguzzato la vista oltre l’ infinito, verso l’Universo che fino a poco tempo fa  scorreva tutto “intorno a me ”, come recitava un vecchio spot. Osservando con nostalgia il mio ex microcosmo l’ unica cosa che sono riuscita ad augurarmi  é di tornare prima o poi ad arrabbiarmi per le quotidiane piccolezze.

 

La malattia  mi ha strappato, in ogni direzione.  Per non morire ho dovuto ricucire ogni lembo della mia vita, con l’unica arma che avevo a disposizione: il silenzio siderale .  Nell’immediato ho informato -con le lacrime agli occhi – solo Big Pharma. Dovevo andare a combattere un nemico peggiore della concorrenza e tutto sarebbe cambiato  di lì a poco, almeno per un pò.

 

Poi il silenzio, ai limiti dell’omertà mafiosa, soprattutto coi miei prossimi genetici. Del resto sono sempre stata un’ affiliata marginale della “Famigghia”,  prima per imposizione dei capi clan, poi per mia esplicita volontà.

 

Ho deciso di informare la mia cosca familiare in maniera che le loro reazioni non mi frantumassero definitivamente le gonadi, già messe a dura prova. Mi sono limitata ad un asettico quanto dettagliato bollettino medico.

Non poteva esserci spazio anche per le  altrui ansie, avevo già le mie da gestire. Per dirla in modo edulcorato, il mio clan di appartenenza mi ha addestrato ad un certo distacco emotivo e ad una focalizzazione massima sugli obbiettivi.

 

Fronteggiare il panico sovrumano dei miei genitori e le reazioni  di mio fratello e delle mie due sorelle è stato comunque piacevole come il sibilo del gesso sulla lavagna. Mio fratello – più grande di me, dotato di sistema nervoso centrale e periferico, e capacità cognitive giudicate  sopra la media- pur formalmente dispiaciuto si è ben guardato dal dire: ” se posso fare qualcosa per te…” . Una mia sorella invece si è un pò spaventata, ed ha cominciato ad andare periodicamente dal dermatologo. L’ unica reazione saggia l’ha avuta lei. Infine, l’altra sorella non mi ha lasciato finire il racconto delle mie vicende oncologiche. Ha iniziato a parlarmi del suo mal di denti, come se non ci fosse un domani.

 

Ho percepito la loro paura come un ostacolo insormontabile. La mia nuova condizione mi ha costretto ad accettare che non tutti  hanno la forza di danzare sotto la pioggia.

Ed io, analogamente, sono diventata consapevole che non ho più risorse interiori da sprecare.

Il Fattore Kappa mi  ha così obbligato a fare una nuova raccolta differenziata.

Poco per volta mi sono liberata di ciò che non mi aiutava a star bene. Ma ho anche scoperto e riscoperto persone che sono andate a costruire la mia “ famiglia per scelta”.

 

Devo tanto a molti amici, che mi hanno regalato momenti di gioia e serenità aiutandomi concretamente a non sentire il peso della malattia tutto sulle mie  (s)palle. Tanti mi sono stati vicini senza vedermi mai piangere, perché mi hanno asciugato le lacrime prima che uscissero. Mai i miei amici hanno visto la mia disperazione, perché hanno alimentato costantemente la mia fiducia nel futuro.

Non baratterei un giorno della loro amicizia con nulla  al mondo.

 

Se “ chi trova un amico trova un tesoro” io ne ho trovati sette :  Asha, Danilo, Elisabetta, Emanuele, Massimiliano, Roberta e Robert.

In rigoroso ordine alfabetico, per non fare torto a nessuno!

[Libel Seva non la considero “amica”, è semplicemente l’ altra metà del mio nuovo cielo che spero rimanga sereno].

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