Libel Seva “Un Sacro Monte di guarigione”


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Questa fase di vita col tumore raro è scandita dalla luna piena, complice l’orientamento della mia stanza da letto che me la mostra in tutto il suo splendore. Fin dalla prima TAC, gli accertamenti e e i passi importanti sono stati scanditi dai pleniluni e da altri fenomeni lunari.

Non sono particolarmente “astrofila”, ma amo la meditazione prima dell’alba. Ho quindi parecchi ricordi legati a quella luce lunare intensa, piena, che porta chiarezza nel buio. Ricordo tutte le lune piene come momenti di riflessione profonda e ricca.

Qualche mese dopo la diagnosi, c’è stata l’eclisse più lunga del secolo, il 27 luglio, e anche in questo caso è nata un’esperienza particolare. La luna, modificando lentamente la sua forma, mi ha mostrato aspetti di me che non avevo ancora visto.

Veniamo a sapere di una serata organizzata da una Società Astronomica in un luogo che amo molto, il Sacro Monte di Varese.

Un “Sacro Monte” è , nella tradizione del nord-ovest italiano, una percorso devozionale disposto lungo la fiancata di un’altura, con strutture come cappelle o chiese che descrivono i momenti salienti del percorso devozionale.

Il Sacro Monte di Varese è un percorso lungo due km, lungo cui sono disposte 14 cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, e preesiste una tradizione secolare di pellegrinaggi.

Mi ha colpito l’idea di un pellegrinaggio in salita, non solo i chilometri da percorrere, ma anche la fatica del cammino. Nel caso del Sacro Monte di Varese nei due km ci sono 300 m di dislivello, e non sono certamente pochi.

Avevo fatto quella salita diverse volte, anche correndo. Ma dopo la diagnosi sarebbe stato impensabile anche solo alla arrivare alla fine percorso, dove c’è il Santuario e dove si gode un incredibile sguardo su laghi e Alpi.

La notte dell’eclisse più lunga del secolo, è successo qualcosa. Ho scoperto di avere ritrovato le forze. Me ne sono resa conto camminando lungo il percorso del Sacro Monte: passo dopo passo, metro dopo metro. Ero sempre io, tornata a fare le cose che amo: una passeggiata in montagna, all’aperto, assieme a persone che, come me, amano portare attivamente il proprio corpo nella natura.

La luna, cambiando la sua forma nel cielo, mi accompagnava nel momento in cui la vita si è rivelata più forte del Fattore K: stavo ritrovando parti di me e parti della mia vita. Complice anche la misticità del luogo, che mi faceva sentire parti di qualcosa più grande di me.

Mi sono commossa fin da subito, perchè solo due mesi e mezzo prima non ne avrei avuto le forze. Ho camminato lentamente ma con un passo regolare, andando avanti senza fermarmi.

Mi sono sentita sulla via della guarigione: il Fattore K non era più un pensiero limitante, ma un pezzo di strada. Una strada che va avanti, e che voglio percorrere con soddisfazione e con i mezzi che scelgo io!

Il mio corpo chiede e chiederà cura e rispetto, ci saranno momenti diversi, alti e bassi, buio e luce proprio come in un’eclisse o nelle fasi lunari. In ogi caso, da bloccata a letto con un addome immenso e con l’incertezza del futuro, sono tornata a essere nelle mie dimensioni e con la mente proiettata in avanti, verso i traguardi.

Con l’eclissi di luna, ho ritrovato la via della mia guarigione. Ripensandoci la mattina dopo, mi è sembrato un sogno. Guarigione non vuol dire “tutto passato” ma che tutto inizia a riprendere una forma che vorrei, portandomi ad accettare che sarà una strada lunga e che tutto sarà anche in qualche modo diverso. Ma sarà un modo di parla di me, fatto delle cose che amo, con la certezza di ritrovarle e di ritrovarmici.

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