Libel Seva – FARMACOLOGIA DELL’ANIMA

“I medici sono medici, ma proprio per questo dovrebbero avere una mente e un cuore pronti a studiare, scoprire, non rifiutare a priori. Combattere i ciarlatani non è sbraitare ai quattro venti: non è essere iperscientifici o iperolistici. La via sta in un mezzo ampio, amorevole, colto, curioso, disposto a scoprire qualcosa più in là. La via è fare nostre le tecniche olistiche e usarle insieme alla medicina con amore e saggezza.”
Il Grande Lucernario: La lezione di Umberto Veronesi e la nuova via per la cura”
MariaGiovanna Luini

Sto curando il mio tumore raro GIST secondo il protocollo medico farmacologico indicato dalle linee guida convenzionali. Sono un’insegnante di yoga e opero in ambiente olistico, ma so bene che non si gioca col Fattore K, e che va affrontato con tutte le armi disponibili. Sicuramente le cure oncologiche stroncano ma valgono il costo che chiedono. I risultati arrivano se ci si affida alla strada sicura. E lunga vita alla ricerca!

Per la mia esperienza, ritengo ci sia un ruolo anche per le terapie complementari, quello di dare sostegno nella gestione degli effetti collaterali. Ovviamente, parlo di TERAPIE COMPLEMENTARI UNICAMENTE PRESCRITTE E SEGUITE DA MEDICI SPECIALISTI IN ONCOLOGIA.   Non storcete il naso dubbiosi: di medici così ce ne stanno parecchi,  più di quanti pensiate. Forse un oncologo convenzionale è scettico e poco familiare con gli approcci complementari, ma, eventualmente, voi vi troverete in mezzo a un dialogo tra due clinici. E ho notato che, spesso, tra colleghi si conoscono.

Detto questo, io credo ci sia un altro livello “terapeutico”, quello che ho deciso di chiamare la FARMACOLOGIA DELL’ANIMA. Questo è il livello su cui lavoro io. Riguarda la meditazione e l’ascolto profondo di me stessa, a livello di corpo, mente e spirito.

La meditazione può fare tanto, più di quanto si sappia e si creda. Per gli scettici, posso dire che iniziano a esserci studi scientifici di tipo psicologico e neurologico su come la meditazione non solo sia una connessione spirituale ma che agisca a livello di attività cerebrale e del sistema nervoso . Vi invito a cercare ricerche scientifiche sul web, ne resterete sorpresi – ad esempio su siti di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI)

L’idea della farmacologia dell’anima è una cosa recente, suggerita da un brutto momento che si è poi trasformato in opportunità. La premessa è che mi è stato raddoppiato il dosaggio del farmaco antimorale. Ma la reazione del corpo a questo aumento ha richiesto un lungo ricovero in ospedale.

Soprattutto, ha implicato la sospensione del farmaco per una settimana. La chiave fatata che apre la porta della vita e distrugge le masse sembrava essermi stata strappata di mano e gettata via.

Subito è esplosa la paura. La mia mente è andata in balia di criceti isterici: “E se poi non posso riprendere il farmaco? Se non si rimette a posto? Se le masse vanno avanti a crescere a oltranza? Se arrivano altre metastasi?” Sono in un ospedale, da sola, spaventata e in balia a un mostro a due teste: la mia malattia e la mia paura.

Posso solo riportarmi il mio respiro: sempre tornare al respiro, nello yoga è il nostro maestro. Lo ascolto, piano lo rallento, a fatica. Cerco di capire di cosa ho bisogno.

Prendo il mala tra le mani, il rosario da meditazione induista (mala significa “corona di rose”, sono 108 perle, il rosario cattolico sono 54). Per ogni perla, lentamente faccio inspirazioni lunghe e poi rilascio il respiro accompagnandolo mentalmente mantra di guarigione RA MA DA SA, che pratico quotidianamente da più di 300 giorni, data dalla diagnosi.

Dopo poco, visualizzo il mio farmaco, quasi senza rendermene conto. Immagino di prendere in questo momento la dose elevata, gli otto pasticconi incriminati. Li passo in via virtuale al mio corpo, immagino le sostanze curative in circolo dentro di me che attaccano il tumore.

Mentalmente (forse di più) mi sembra di non averlo sospero e sono rassicurata, piano mi addormento.

Continuo giorno dopo giorno, e la meditazione diventa un appuntamento che include anche il mio farmaco. Sono serena. Sento di dialogare col mio corpo, lasciando che piano si abitui ad accettare di ricevere il farmaco.

Tutto nella mia testa ma… so quando mi condiziona, porta, illude. Posso usarla in bene, mi viene da pensare all’effetto placebo, cioè quando il meccanismo mentale mette in moto delle risposte metaboliche che influenzano lo stato interno del mio corpo.

Una sera, finisco la meditazione alle 23.00 e avverto una fame che non credo di aver mai provato in vita mia. Oltretutto, sono abituata a smettere di mangiare dopo le 19.00. Ma adesso che succede?

Sono stupita, poi arriva l’intuizione. Normalmente, il farmaco lo prendo durante il pranzo: dopo un paio di bocconi mi alzo, vado nel mio angolo di meditazione e poi (affamatissima) riprendo a mangiare. Avendo condizionato mente e corpo a tutta questa massa di farmaco, è arrivata la normale richiesta di proseguire a mangiare! Rido, immaginando gli esperimenti sul riflesso condizionato di Pavlov e i suoi cani. Lo vedo arrivare con un piatto di spaghetti “ajo, ojo e peperoncino” (data l’ora, una romana vuole solo quelli). Ovviamente, dopo aver misurato la mia salivazione!

La mente…. e lo Yoga, che significa unione di questa con il corpo e con la parte profonda della nostra anima.

Arriva il giorno di riprendere realmente l’assunzione del farmaco, l’emergenza è rientrata ma la situazione è sempre delicata. Inizio gradualmente, il corpo lo accetta. L’emocromo conferma che tutto va bene. Arrivo in breve al dosaggio necessario, i risultati sono ottimi.

In questa ripresa del farmaco, colgo il bisogno di riposo e cura totale del corpo. Sono in ospedale, mi metto al servizio di me stessa: riposo totale e, dopo pranzo, mi auto-prescrivo un’ora e mezza ferma, letto con schienale alzato, mantra e respiro. I risultati ci sono – non fosse che un sistema nervoso attivato in modalità rilassamento consente la digestione anche dei sassi!

Continuando con la meditazione, ancora un passo avanti. Percepisco che il mio organismo non solo dovrebber accettare il farmaco ma anche considerarlo una nuova parte di sé. Riflettendo, la malattia è un cambiamento e va presa la strada indicata.

Continuo, e piano tutto si sistema. Le cure, e anche la mia farmacologia dell’anima hanno funzionato. Secondo lo yoga, la nostra mente e il nostro corpo sono indivisibili e costituiti della stessa sostanza.

Arriva il momento che posso tornare alla mia vita, mi dimettono. Farò tesoro di questa lezione, soprattutto, mi prenderò cura del corpo per sostenerlo in questa vita con il farmaco.

Nella malattia, sono sempre più fermamente convinta che la chiave di tutto sia avere i protocolli terapeutici adeguati. Dentro e fuori di sé!

1 pensiero su “Libel Seva – FARMACOLOGIA DELL’ANIMA

  1. La saggezza del vero esperire il nostro essere “corpo mente spirito”. L’unicità che ognuno è si sveglia di fronte al dolore e alla paura e SA rispondere. La storia che leggo conduce a rintracciare ognuno la propria via, un compito di responsabilità e di collaborazione. Medicina tradizionale e cura dell’anima per tessere una rete attorno al malato che cerca conforto e protezione.

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