Libel & Vally sul Corriere della Sera “Malattia come Opportunità “

Un’amicizia, uno sport, una malattia. Per noi due, nella lotteria della vita, è uscita la parola tumore. Ma la ragazzina decisa che è in noi non ha resistito e a un certo punto ha detto “Voglio gestire io la mia vita, non lasciarla al cancro”.

Siamo nate in primavere diverse ma il feeling che ci ha legato da subito sembra quello delle amicizie iniziate alle elementari. Siamo state quelle ragazzine che avrebbero voluto fare sempre a modo loro, le classiche scolarette dal fiocco storto, mani sporche di colore e risposta pronta. Con un bel 10 sul tema ma la minaccia di un 7 in condotta, per via di qualche muretto saltato di troppo e molte corse eccessivamente rumorose in corridoio. Diventate amiche correndo in canotta e pantaloncini per le ville della nostra città, fra gli incitamenti (e i fischi) dei passanti, ci siamo riconosciute nell’essenza di due «maschiacci»: donne adulte ma dentro ragazzine sempre pronte a correre e saltare. Il nostro feeling andava oltre le differenze di scelte e di pensiero che ognuna aveva: il confronto su posizioni diametralmente opposte è stata la colonna sonora di molti km di corsa.

Eravamo certe che saremmo state compagne di squadra per tanti anni a venire, ma mai e poi mai avremmo pensato di trovarci tutte e due in gara contro un avversario così temibile come il cancro. Il primo round lo ha giocato V. contro un melanoma, scoperto nel 2012 con fatica e proprio grazie al suo sesto senso (e mezzo) che l’aveva spinta a diffidare delle diagnosi negative, fino a trovare il medico che intervenendo le ha salvato la vita. Poi, nel 2018, S. gioca il secondo round contro un GIST, un tumore addominale raro: nel suo addome ecco esplodere dal nulla una massa che le regala 35 cm in più di giro vita. Il fattore tempo è stata l’arma vincente perché S. vincesse la partita contro quest’ospite indesiderato.

Abbiamo fatto perciò la stessa gara in tempi diversi, ma non abbiamo mai smesso di tifare l’una per l’altra, anzi: il tumore ci ha avvicinate in un’amicizia rinnovata e più profonda. Con queste due diagnosi, la nostra vita era cambiata, allontanandoci per un po’ anche dalle corse. La nostra anima attiva e logica si era trovata spaesata: poco da capire, molto da subire e da accettare.

Eravamo come un marinaio cui era stato tolto il timone in mezzo alla tempesta: cure, controlli, operazioni, discorsi seri, informazioni. Non sono cose che si possono governare, ma solo accettare in silenzio. Una volta tanto, un argomento che ci aveva zittite, con la scia di notizie quasi sempre catastrofiche. Sembravamo arrivate a fine corsa, e questa volta non ci aspettava nessuna medaglia. Abbiamo condiviso paure e preoccupazioni, ma non abbiamo mai smesso di farci coraggio.

La ragazzina decisa che è in noi a un certo punto non ha resistito e ha detto: «Voglio gestire io la mia vita, non lasciarla al cancro!». La complicità propria di chi ha deciso di fare squadra nella vita è rafforzata nel reparto d’oncologia, facendo accertamenti, chemio e cure, sempre alimentata quel filo d’avventura che ci ha fatto sdrammatizzare lo stato di salute, ma che non ha mai messo in discussione la serietà dei nostri allenamenti di atletica.

Abbiamo iniziato a cercarci tutti i giorni, a chiamarci con la scoperta di esserci scelte come amiche. Abbiamo iniziato a scriverci e raccontarci, a vederci per quello che eravamo dentro, e non solo per le strade percorse nella vita. La malattia dunque era riuscita a farci apprezzare i nostri lati diversi, che, prima del cancro, potevano solo allontanarci. Soprattutto, quest’amicizia ci ha sostenuto nei momenti difficili del percorso terapeutico, nei momenti oscuri, nell’incertezza.

Quindi, un giorno, ci siamo ritrovate a formulare uno stesso pensiero: «Ma è il cancro che ci ha fatto capire quanto siamo amiche?». Era vero, era questo il rovescio positivo di una medaglia che non sembrava averne. Paradossalmente il cancro era stato il fattore vincente per far nascere una vera amicizia in un momento in cui tutto sembrava morire. Il cancro aveva portato il caos tra le nostre cellule, ma era anche riuscito a portare armonia nella nostra amicizia. Quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere! Un’amicizia, uno sport, una malattia: le ragazzine di allora sono le donne di oggi che hanno detto ancora una volta:«Si fa come diciamo noi!».

S.C. – V.M.A.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute

1 pensiero su “Libel & Vally sul Corriere della Sera “Malattia come Opportunità “

  1. Care ragazze le vostre parole aiutano a capire tante cose ed è difficile commentarle…..una frase per tutte ….non diamo potere alla paura, riprendiamo il timone della nostra nave vita perché il mare è spaventoso e svolte cattivo ma anche pieno di gioia e di bellezza, vi abbraccio forte

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