Libel Seva “KIT DI SOPRAVVIVENZA AGLI ACCERTAMENTI”

La diagnosi di tumore ti mette su un percorso obbligato, quello degli accertamenti a scadenza regolare. Ogni 3/6/9/12 mesi c’è un rituale fatto di TAC&Co, prelievi, visite.

“A volte ritornano” non è solo il titolo di un film.

Un malato di K sa che il risultato di un accertamento è una svolta cruciale. La strada della vita potrebbe sparire, rendendo il castello irraggiungibile.

Ho sperimentato a mie spese come ogni accertamento sia l’equivalente di una roulette russa sanitaria. Mi viene data un’arma, conosco bene il numero di colpi, e so che a un certo punto, farò un salto in aria: per gioia o per disperazione.

Il giorno della sfida lo conosco con largo anticipo, e solitamente scatta il countdown. Spesso se lo ricordano le persone vicine, che stanno in ansia esattamente come me.

A pensarci, il peggio arriva con l’attesa del referto, come se la scena della roulette russa fosse girata al rallentatore e solo all’ultimo fotogramma svelasse se il colpo c’era oppure no.

Partendo dal dato di fatto che la mia vita sarà scandita di TAC in PET, ho usato questi mesi per capire come affrontare la fase tosta degli accertamenti. Ho allestito questo KIT DI SOPRAVVIVENZA, fatto di strumenti e generi di necessità, e sono orgogliosa di condividerlo.

1 – USARE IL PERIODO D’ATTESA PER FARE QUALCOSA DI NUOVO
Da tempo aleggiava il sogno di entrare in un coro, scrivere un libro, imparare a fare il sushi? Ok, il countdown per l’accertamento è il momento giusto. Tutto il periodo verrà ricordato per quella cosa nuova, come è giusto che sia! Oltretutto, data la scadenza regolare degli accertamenti, di cose belle e nuove se ne possono fare parecchie, e, ci si renderà conto di vivere una vita migliore.

2 – METTERSI AL CENTRO DEL PROPRIO MONDO
Prima, dopo e durante. Niente di egoistico o di consumistico, semplicemente usare l’attesa per imparare a rilassarsi e vivere in serenità. Piccoli spazi di piacere e relax: bagni caldi, musica, magari un video per una meditazione guidata. Se mancasse il coraggio di ritagliarsi questo spazio, soprattutto nei confronti dei familiari, sbandierare l’impegnativa delle analisi e cerchiare la data in rosso su tutti calendari di casa. L’idea di “accertamento per il tumore” fa paura e crea sensi di colpa – a K estremi, estremi rimedi.

3 – DARSI DA FARE IL GIORNO DEGLI ACCERTAMENTI
Preparare quel giorno con cura: la parte affidata al malato è quella di stare bene, tanto in cabina di regia ci sono medici e tecnici. Come minimo,
portarsi un libro mozzafiato o vedere un bel film sul PC. L’importante sarebbe stare in piacevole compagnia – che sia un ultra’, un esperto di gossip o un amante della cucina gourmet. Insomma: meglio pensare a una ricetta alternativa per l’insalata russa che alla roulette russa!

4 – DECIDERE COSA FARE DI BELLO DOPO AVER LETTO I RISULTATI
L’attesa porta a sentirsi spintonati verso un bivio inevitabile. Ecco, questo tormentarsi non va bene. Qualunque sia il risultato, la vita è adesso, viviamola, vada come vada. A guardare bene, prima di quel bivio ci sono tante altre strade. Meglio non aspettare il dopo-verdetto, e decidere prima cosa fare di bello una volta che il referto è arrivato. E’ quasi primavera e ci starebbe un bel giro in bici? Perfetto, iniziare a gonfiare le gomme prima di leggere il referto!

5 – NON LEGGERE IL REFERTO IN SOLITUDINE
Al momento di aprire la busta (o la schermata sul pc) chiamare a raccolta amici, mariti, amanti, alieni. Persone con cui parlare e sfogarsi. Nel bene e nel male. Persone positive, amorevoli, che accolgano lo stress con un abbraccio. Perché anche la bella notizia sarà tosta da accogliere, sicuramente un peso in meno ma… mi è persino capitato di piangere disperatamente dalla gioia!

6 – AFFIDARSI A UN MANTRA PERSONALE
Mantra significa, in sanscrito, “mente che agisce”, ma finisco qui di scomodare l’Oriente. In questi casi serve un mantra personale, anche segreto, come “Sarà un successo”, oppure “Vinco io”, oltre al meraviglioso “Avanti Tutta” di Leonardo Cenci. Nell’attesa dell’accertamento, tutti hanno un mantra in mente ma senza rendersene conto. La mente lavora di continuo ma, per via del terrore finisce col far recitare full time frasi come “Non ce la farò”, “lo sapevo che andava male”. Meglio guardarsi allo specchio, fermare quella voce e decidere cosa dirsi!

In conclusione: il centro del mondo sono io. Non gli accertamenti (con relativa ansia e paura) che non devono prendere il mio posto. Ricordiamocelo proprio in questi momenti!

PS – Se vi sareste aspettati un post yogico con indicazioni di meditazioni e pratiche varie, vi suggerisco di rileggere accuratamente il Kit di sopravvivenza. Pensate che l’avrei redatto se non fossi imbottita di posizioni e respiri?


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