Vally “FARFALLE AVVELENATE”

Stamane i miei pensieri rimbalzano da una parte all’altra della mia testa vuota,  giocando a ping-pong mentre cerco di addomesticare la ferina incazzatura che covo.  Armata di (mi)pazienza attendo -da ore- di essere visitata dal bipede più preparato quanto scoglionato del pianeta terra: il mio oncologo, ovvero un mancato surfista delle spiagge di Fuerte Ventura costretto a cavalcare solo tempestosi turni ospedalieri.

“Andrà bene, andrà male, andrà bene, andrà male…” strappo impaziente i petali di una  immaginaria margherita, mentre osservo gli altri commilitoni di quest’ armata onco-brancaleonica, chiamata all’ adunanza semestrale.

Non mi piacciono, mi fanno “paura”.

Il primo impatto, si sa, è quello che conta.

Mi guardo nel riflesso del vetro che ho accanto, quasi a volermi autoconvincere che io non sia il soldato semplice di questo battaglione silenziosamente paziente.

“mi sento molto più triste e malaticcia di loro”  Dico fra me e me. “E negli anni- se ci sarò ancora- finirò per avere un aspetto  anche più mortaccino!”

Io che mi sentivo fino a poco tempo fa “invincibile”, capace di correre, pedalare, lavorare, guadagnare mediamente sopra la media italica, eccomi qua, protagonista involontaria di un horror-movie senza fine dietro la porta di un oncologo (che per primo andrebbe dopato di serotonina).

“Da credersi Wonder Woman ad essere Wonder Kappa è stato un lampo!” Mi dico sarcastica fra i denti.

Continuo a guardare nel riflesso del vetro. Mi sento come una farfalla che non é stata avvistata della fine dell’ estate. Realizzo che  anche gli altri pazienti sono  farfalle accumunate dalla malasorte di essersi poggiate anche loro su di un fiore velenoso. Qualche farfalla è morta avvelenata, altre sono tornate crisalidi.

Le loro ali hanno sentito il bisogno di rattrappirsi nuovamente in un bozzolo doloroso, invertendo il senso di marcia di sogni, obiettivi, azioni: farfalle al contrario, dunque.

Dalle facce che osservo nessuno sembra contento di essere lì, ANCORA lì. Fare una visita per l’ idoneità agonistica ogni sei mesi sarebbe più divertente, ma spero di portare qui i miei glutei altre diecimila volte ( e re incontrare TUTTE queste “farfalle al contrario”). Comprendo la mia paura perchè è la paura di noi farfalle che ci troviamo a volare nell’ oscurità della malattia… senza essere falene!

La porta si apre, l’ occhio oncologico a mezza asta mi saluta senza nemmeno  staccarsi dal pc.

“ C-o-m-e s-t-a?” fa il dottore, mentre ho la certezza che sia la reincarnazione di un bradipo laureato e specializzato, se il karma non mi inganna.
Come sta lei, piuttosto!” ribatto io con tono scherzoso, al doppio dei suoi decibel.

Il miracolo si compie: il bradipo sbatte le palpebre e sorride (poco).

Avró pure l’aria triste e mortaccina, sarò pure attraente come una crisalide, ma niente mi potrà mai privare di un lampo di leggerezza in questa pazza vita, almeno finchè non diventerò concime per fiori!

 

Dedicato a mio oncologo che amo e “odio” contemporaneamente, cui auguro l’ onda perfetta, prima o poi!!

(continua)

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