Vally “TORRI D’ AVORIO”

Il fattore Kappa ha rivoluzionato  la mia architettura dello spazio- tempo , e di chi ci  si agita e starnazza dentro.

Ho un debole per le persone impenetrabili. Le vivo un pò come una sfida, una caccia al tesoro, e raramente sono stata delusa dal loro valore. Dietro occhi silenziosi vibrano universi immensi, mai scontati. Chi  infatti tace può ascoltare il Sé, altrui e proprio. Chi tende a parlare troppo- come la sottoscritta- finisce per assordarsi con il proprio raglio da somaro, raccontarsi in maniera circolare, senza poter imparare una bel nulla.

Le torri di avorio che ho incontrato nella mia vita non si sono lasciate scalare facilmente; mi hanno consentito  di conquistarle solo a patto di dare voce ai loro silenzi, di lasciare fuori tutto ciò che è uno stupido rumore di fondo quotidiano. Mi hanno chiesto tempo, il loro tempo, senza compromessi.  E riuscire a salire fino alla loro sommità mi ha svelato uno spettacolo il cui biglietto non sarà mai in vendita. Essere torre di avorio oggi vuol dire non vendersi per trenta like all’ Erode 2.0.che vorrebbe sapere tutto e subito.

Il mio compagno Leo  é stata la torre di avorio in cui ho trovato rifugio, ferita nel copro e nell’ anima; è un uomo di minime parole, ma la forza del suo pensiero è pari al  coraggio di avermi vissuto accanto nel tremendo momento del “ dopo K”.

“Non preoccuparti,Vally, mia madre ha avuto anni fa un tumore, so cosa fare in questi frangenti” con quello stesso tono calmo e sereno potrebbe essere credibile anche se dicesse “tranquilla, è una vita che sorvolo il Polo Nord, so come atterrare in mezzo agli iceberg”. La serenità delle sue parole, il mio  paracadute ascensionale.

Oggi corriamo su strade diverse, ma gli sono debitrice dei pochi momenti  di serenità in mezzo a quei giorni di tregenda. Certe gratitudini sono fuori dallo scorrere del tempo, e tali resteranno.

Un doveroso ringraziamento va al serissimo dermatologo, che semplicemente, mi ha salvato la vita lasciandomi il tempo di dirgli grazie.

Tanta  impenetrabile serietà dermatologica per me sarebbe già fonte di meritevole stima, ma quel che apprezzo veramente è il suo essere medico innamorato del proprio lavoro, ansioso ed ipervigile quel tanto che basta per non farsi sfuggire  nessun dettaglio (vitale).

Devo tanto a queste due torri eburnee quante umane, che tutto hanno dato, senza mai chiedere. Leo ed il serissimo dermatologo sono come  le antiche mura di cinta di certi piccoli borghi: appoggi la schiena alle loro pietre calde di sole e guardando il cielo almeno per un attimo, sai di poter chiudere gli occhi . E sentirti viva.

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