Libel Seva “CRONACHE DI UN’ESTATE D’OMBRA”

Ogni cambio di stagione richiede un bilancio: L’estate 2018 passerà alla storia come quella in cui ho vissuto sempre in chiusa in casa, causa la pelle intollerante a sole e caldo, per effetto della mia chemio.

Tutto si è conclamato quando, aprendo il mio armadio, ho pronunciato la classica frase: “Ma io non ho niente da mettermi!”. Incredibilmente mi è stata data ragione, aggiungendo “Andiamo subito a comprarti dei vestiti”

Intendiamoci, questo non è solo un post sull’abbigliamento, ma sul cambiamento e in parte anche sullo smarrimento.  Perché col K capita di non trovarsi più nei propri panni, cosa che avviene anche con altre malattie, e sicuramente anche in tante altre situazioni della vita.

Una pelle da ombra
La mia prima estate col K  ha avuto come accessorio il  Santo Farmaco, che rende la mia pelle ipersensibile e  iper irritabile.  Sole e caldo vi lasciano il solco, ustionandola come fosse la pelle di un neonato di pochissimi giorni. Ho provato l’ebrezza delle vesciche sul viso per un’uscita incauta.

Sono quindi finita in una ZTL dermatologica, in cui potevo entrare solo se necessario e, soprattutto, solo se totalmente coperta  e tappezzata di crema solare fattore di protezione 100. Posso esprimere tutta la mia solidarietà a Vally e ai malati di melanoma, adesso so cosa vuol dire avere a cuore la pelle!

Un look diverso (troppo)
E così, nonostante il clima estivo, ho dovuto riporre canottiere, vestitini e shorts. Lo shopping da Fattore K è iniziato con aria di sufficienza e con un approccio molto funzionale: coprirmi! Poi, piano piano, la fashionista che è in me si è fatta sentire. Ma soprattutto la donna che voleva vivere. Il passaggio è stato fondamentale: dalla sopravvivenza all’essere me stessa. Dal  coprirmi integralmente al creare un nuovo look…

La scorsa estate  ho uno sfoggiato uno stile “Romantica Dama del Lago” (si, nella foto sono io a Ferragosto!). Dominato dai miei colori abituali (verde, fucsia, bianco, viola) , è uno stile basato su scialli leggeri, maglie a maniche lunghe e gonne fino a piedi. Immancabile il cappello, scelto di una foggia a metà tra una serata elegante di Audrey Hepburn e un safari della Mia Africa.

Un’estate smarrita
Vivere all’ombra e al fresco nell’estate Italiana è da Guinness dei Primati:

  • Sveglia intorno alle 3,30, meditazione e yoga.
  • Dalle 5.00 alle 9.00, tutta la vita all’aperto possibile: un allenamento di camminata veloce, un’escursione oppure colazione con amici mattinieri.
  • Alle 9.00  la giornata è finita col rientro in clausura
  • Alle 19.00 libera uscita ma…..  la mia sveglia interna mi porta a chiudere gli occhi alle 21,00. Peccato, mi è stato fatto notare che avrei potuto fare un’estate di movida, tutta la notte a ballare e in giro, e poi letto alle 7.

Oni-oni-oni
È il ritornello di una canzone del 1982, “Un’estate al mare”  di Giuni Russo. Conteneva una meravigliosa rima “ombrelloni /oni oni ” che, prestandosi a varie interpretazioni, aveva condizionato le conversazioni di quell’annata (N.B. poche storie, il testo è di Franco Battiato).

La mia estate col fattore K  è stata “Oni oni” …  Con la scelta di fare vacanze a casa perchè pagare per stare chiusa in albergo non mi sarebbe piaciuto. Senza la montagna, soffrendo al pensiero di non poterla viverla proprio nel periodo di escursioni, in cui metti nello zaino tutto per uno tsunami ma poi torni tutto sudato.

Ho smarrito anche il sole, e me ne sono resa conto ai primi di ottobre, quando,  ho cercato di prendere gli ultimi raggi caldi (sempre col protettivo 100 e coperta..). Non sono un’animale da lettino o da spiaggia, ma vivere all’ombra è stato innaturale.

Buona la prima!
Tutto sommato, alla fine l’estate d’ombra è andata bene e meno male: ce ne saranno parecchie altre di estati così..

Dalle 9.00 alle 19.00 è un lasso di tempo lungo. Questa percezione di tante ore davanti mi ha sorpresa e mi ha fatto muovere a macchia di leopardo: dai tarocchi di Jodorowsky (uno al giorno) ai testi sacri di yoga, ai libri presi al momento. Poi creatività a go go… ripreso acquerello, uncinetto, cucito…  Ho avuto la sensazione di non avere limiti di tempo, di fretta o stress: credo di non aver mai provato questo in vita mia! Molto spesso ho avuto la meravigliosa compagnia di amici, che hanno accettato con incredibile naturalezza la mia estate al chiuso.

Posso dire che non ho voluto fare buon viso a cattivo gioco. Non mi sarebbe bastato. Ho voluto essere e fare altro. E il Fattore K si cura anche praticando la nobile arte del reinventarsi. Sempre e comunque.

PS un saluto alla meravigliosa Giuni, che ci ha lasciati più di venti anni fa proprio a causa del fattore K… ti immagino sempre ad Alghero, con uno straniero, e prometto che non lo dirò mai a tua madre!

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