Libel Seva “COSA INSEGNA UN TUMORE A UN’INSEGNANTE”

Come insegnante di yoga, comunicare  alle mie classi che stavo facendo accertamenti per il Fattore K è stato difficile, ma si è trasformato in un momento che ha portato condivisione e sostegno anche per me.

Cambio di prospettiva inatteso
Ricordo le facce attonite delle persone che mi stavano più vicino nei quei primi momenti della mia storia K.  Amici che conoscevano i miei anni di pratica yoga, il mio stile di vita attento a cibo e  farmaci. Senza saperlo,  ero stata ritenuta la persona più sana al mondo, la meno candidabile al Fattore K! Questo ha stupito me, che non ho mai considerato la mia filosofia di vita come una bacchetta magica  che mi garantisse la totale assenza di malattie. Oltretutto il GIST è legato solo ai miei geni ereditari (come dice Vally, a saperlo mi sarei potuta abbuffare di ciccioli e tequila per anni!)

I doni dello yoga
Lo yoga non ha fatto magie, ma mi ha donato  la forza fisica, l’energia mentale e spirituale di affrontare il Fattore K: è stato fondamentale. A livello fisico,  ha stimolato la risorsa dell’autoguarigione, permettendo anche ai farmaci di lavorare meglio. A livello mentale, ha reso più facile controllare le emozioni e le onde dei pensieri. A livello spirituale, mi ha fatto accettare che non abbiamo alcuna garanzia sulla durata della nostra vita.

Comunicare il possibile K.
La scelta di quel primo periodo è stata di proteggermi e non diffondere apertamente la notizia. Avevo un piccolo entourage amorevole che si prendeva cura di me. Per il resto del mondo avrei aspettato la diagnosi e l’effetto di eventuali cure.
Restava il problema di cosa fare con i miei gruppi di allievi. Col mio addome che cresceva a vista d’occhio, non sarebbe stato possibile aspettare la diagnosi per comunicargli l’eventuale notizia.

Spaventare & deludere.
Un insegnante di yoga è un essere umano e può ammalarsi! Tuttavia, pensando ai miei allievi, avevo il timore di spaventarli e di deluderli col mio stato di salute.  Sentivo il peso delle loro aspettative, gli allievi sanno di poter contare sull’insegnante per aiuto e sostegno.  Con l’ipotesi K, sarei passata dall’altra parte della barricata e avrei avuto io bisogno di aiuto.
In questa situazione ho scelto di essere me stessa. Ho preferito  continuare a essere la loro insegnante, parlando degli accertamenti che facevo, mostrandomi senza maschere. Ho scelto una relazione trasparente, perché credo che un percorso di guarigione passi attraverso la condivisione e il desiderio di  offrirsi agli altri. Questa scelta mi è sembrata il primo e vero insegnamento del mio Fattore K.

Dare & avere fiducia
Nonostante i miei timori, ho deciso di dire tutto da subito, cioè di dare fiducia ai miei allievi. L’avevo data a mio figlio, perché darla non a loro? Renderli partecipi della mia situazione significava permettergli di prendere qualcosa anche per loro, di imparare da questa situazione.
Mi è venuta in mente una frase di Yogi Bhajan, maestro del Kundalini Yoga: “Ci sono due modi, il primo è spingere, nuotare e arrivare dall’altra parte. Oppure, lasciare che accada e venire presi da una nave di lusso”.
Ho pensato a un viaggio per me e per i miei allievi sull’incantevole postale dei fiordi norvegesi (sorry, per me è quella la nave di lusso!), e mi sono seduta sul tappetino con la decisione di comunicare la notizia a fine lezione.

Imparando dal Fattore K
Ricordo quella lezione come un conto alla rovescia faticosissimo verso il momento in cui avrei dovuto informarli. Ricordo il timore che la corrente mi portasse via, un naufragio per tutti. Ho concluso la pratica con una respirazione per stabilizzarsi e rilassarsi. A quel punto ho dato la notizia. Ricordo i visi raggelati  e lo sguardo atterrito, ma ricordo anche che sorridevo e dicevo parole che mi lasciavano stupita. Parlavo di me come persona e come insegnante di yoga, invitando ad avere fiducia e vivere questo nostro momento come stimolo. Era arrivato il momento di dimostrarci che lo yoga è uno strumento potente per affrontare situazioni drammatiche. E che un tumore poteva anche avere qualcosa da insegnare. Non ho resistito a ri-proporre la respirazione fatta poco prima, dicendo   “Allora, vi ho dato un buon motivo per  calmarvi questa respirazione,  altro che una simulazione da tappetino!”.

Li ho visti sorridere e abbracciarmi. 
Da quel momento, ricordo solo gli sguardi amorevoli e rasserenanti dei miei allievi.  L’insegnamento del Fattore K ci ha reso più attenti e più presenti nella pratica.
Aver parlato con i miei allievi,  vederli reagire, sentire la loro vicinanza è stata la mia forza. Loro sono stati il vero motivo che per cui non ho voluto interrompere le lezioni nel mio studio, anche quando l’addome rendeva quasi impossibile stare seduta e dovevo farmi una sorta di schienale reclinato con i cuscini.

E questo post è dedicato a loro e al loro immenso coraggio, per ringraziarli. Sat Nam.

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