Vally “MAVAFFANKAPPA TE E LE TUE PAURE!!”

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 “Al fuoco! Al fuoco!  …Ma porc!!!” 

Mentre sputazzavo sulle  quaranta candeline aggrappate alla  mia torta , una di loro è collassata sulla tovaglia rischiando di trasformarmi nella quarantunesima della serie. La tovaglia ha preso fuoco.  Evidente  messaggio dell’ inconscio: volevo saltare questo primo compleanno del K, per passare direttamente al successivo .

Questo simpatico incidente  è accaduto successivamente al 27 novembre, visto che nel giorno del mio compleanno qualcuno mi affettava al posto della  torta, prendendosi una bella fetta.

Di carne.

La mia.  

Ho atteso la risposta dell’ esame istologico, tolti tutti e ventisei i punti e pianificato con estrema calma una specie di ultima cena riunendo il CdA, ovvero il “Consiglio degli Assenti”, i miei familiari. L’ atmosfera era davvero surreale: il CdA era al gran completo, l’ argenteria lucidata, tutti in grande spolvero. Ho sfoggiato persino sorrisi di circostanza, ma ero in un’ altra galassia.

Per fortuna nessuno se ne è uscito con frasi infelici del tipo “Cento di questi giorni!”, o sarebbe finito a testa in giù nel secchio della differenziata. Al momento della torta, il mio tentativo di autocombustione mi ha fatto riflettere sull’ imprevedibilità della vita: la mia unica certezza degli “anta”  era dunque l’impossibile previsione  anche del mio immediato  futuro.

Ma procediamo con  (dis)ordine.

Due giorni prima che affrontassi l’intervento più demolitivo, a Firenze si correva la maratona internazionale. Sposavo in un solo evento due cose che amo alla follia: la  “mia” città e la corsa . Non ero mai riuscita a parteciparci, perchè novembre era unapocalisse lavorativa.

L’imminente chiusura dell’anno commerciale di Big Pharma mi  incaprettava al punto tale che raschiare dal barile le forze per viaggiare anche nel week end sarebbe stato possibile solo grazie a  magiche polverine bianco- rosate, a me eticamente invise.

E quest’anno era tutto decisamente peggio.

“Accompagnami a Firenze per aspettarmi all’arrivo della maratona” fa Leo appena saputo che avrei spento le candeline sotto i ferri del chirurgo.

“Sì.” rispondo di getto.

In due lettere c’ era il primo lampo di un universo in nuova espansione.

Immediatamente la mia voce interiore tuona: “Cosa!? Ma sei matta? Due giorni prima di operarti fai una cosa del genere? E se ti ammalassi?” ” Ma cacchio, sono già malata!  E Sai che ti dico? “ aggiungo piena di rabbia ”mavaffankappa te e le tue paure!” così ho zittito la signorina Rottermehier che è in me,

“Sì, Leo, ti accompagno volentieri ”.

La forza tellurica che avevo messo in gioco per risollevarmi dal melanoma aveva innescato il mio big bang interiore: mi ci voleva lo spettro di un tumore per festeggiare come si deve  e anche in anticipo, il mio 40esimo compleanno. 

E poi volevo correre almeno una volta per le strade di  Firenze, perché non sapevo se fossi mai più stata in grado di farlo. Volevo salutarla ancora nel pieno delle mie forze  e dirle addio, dolorosamente.

Il cancro è stato il catalizzatore comportamentale più potente che abbia sperimentato: ha rivoluzionato il mio concetto di priorità e di tempo. Un mucchietto di cellule impazzite ha fatto molto più in venti giorni che tanta psicanalisi. 

Sono certa che se non avessi avuto “quel” neo, ora sarei ancora una amfetaminica donna “in cOrriera”.

Eccoci a Firenze, l’ indomani della maratona più bella e triste di sempre.

Mi ritrovo nella griglia di partenza , circondata da tanti “sani” maratoneti intorno a me, sentendo che non sono più una di loro. Lo sparo ci trasforma in  cavalli impazziti e in men che non si dica siamo già oltre il Lungarno. Respiro Firenze diversamente,  e come in un sogno assurdo tutto mi sembra  così lento e veloce al contempo . Corro, ma non sono io a muovermi: è la vita che per la prima volta mi fa sentire il suo fuggire.

” Se domani fosse il mio ultimo giorno su questa terra, me ne andrei con la certezza di aver vissuto almeno un pò come volevo?” “NO”. La risposta mi terrorizzava tanto quanto la consapevolezza di averla realizzata solo ora, col  cartello “the end…?”   ad un millimetro dal mio naso (piuttosto lungo, in verità) .

Di quel giorno non ricordo altro, se non la gioia di aver visto Leo tagliare il traguardo della maratona, e di aver vissuto la prima giornata della mia nuova vita al caldo del suo abbraccio.

(continua)

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